Comprendere il proprio livello

Comprendere il proprio livello

Comprendere il proprio livello 150 150 Università Popolare Wang Academy
  Le barriere naturali che impediscono ad una mentalità Occidentale di avvicinarsi alle discipline marziali senza pregiudizio. Nell’approccio alle discipline Orientali vi sono, in Occidente, degli atteggiamenti diffusi che impediscono talvolta agli allievi di avvicinarsi, inserirsi e perseguire la Via (il Dao) in modo efficace e sereno. Talvolta le difficoltà sono da imputare ad una resistenza verso i metodi e l’igiene mentale insite nelle discipline marziali. Queste difficoltà determinano una naturale selezione fra coloro che si accingono a perseguire “la via del discepolo” e coloro che invece la evitano. In occidente si tende spesso a inserire l’allievo in un livello, grado o cintura come qualifica preliminare al percorso di apprendimento. Il livello o il grado acquisito ha un valore sopratutto per il Maestro che, in virtù della propria esperienza, se ne avvale per individuare lo “stadio” raggiunto, il punto di partenza dal quale lo studente proseguirà l’apprendimento. Il livello differisce in base al grado di comprensione delle esperienze maturate e non dalle sole capacità fisiche o dalle conoscenze didattiche apprese dallo studente. Ci si dimentica spesso che le discipline Orientali trascendono dall’aspetto fisico e sportivo, dalla prestazione. Esse sono un mezzo evolutivo attraverso il quale è possibile comprendere sé stessi e trasformarsi in ciò che inconsapevolmente già siamo o vorremmo essere. Sono un percorso di studio che ci aiuta a comprendere il nostro “io” nella sua interezza (corpo-anima-spirito). Per un percorso tanto arduo occorre affidarsi a persone competenti, con esperienza, intuizione e conoscenza. Fondamentale è individuare un Maestro, come guida esperta, nel quale riporre fiducia e fare riferimento durante l’apprendimento. Compreso questo, si possono tracciare alcune linee guida per definire il proprio livello:
  • Prendere coscienza del livello raggiunto consente ad ogni allievo di adeguarvi la pratica. Esserne consapevoli ci evita di smarrirci.
  • Questa comprensione ci pone nella crescita del confronto con gli altri e con la disciplina stessa.
  • Senza di questo, il livello, come valore assoluto, limita le nostre capacità e ci rende indifesi di fronte agli ostacoli incontrati nella pratica, ignoranti di fronte al sapere, ritrosi al cambiamento, incapaci di rompere gli schemi che ci impediscono di evolvere.
  • Il livello, pertanto, è un punto di osservazione istantaneo attraverso il quale si può comprendere: il passato (i progressi acquisiti); il futuro (ciò che non è stato ancora esperito); il presente (il riconoscersi nel proprio valore) e infine dentro di noi (la fiducia in sé).
  • In tal modo il livello diventa un senso autocritico che individua le abilità conseguite e l’identità maturata.
  • È imprescindibile allora che, il livello è un valore in continuo mutamento, sempre limitato rispetto alla totalità della disciplina e della natura.
  • Quanto descritto sopra non è un giudizio inappellabile bensì una valutazione, attraverso la quale, il Maestro segnala il grado di comprensione dal quale l’allievo matura la sua esperienza nel percorso di studio.
  • Tale stadio è sempre manifesto, consapevolmente, o inconsapevolmente dall’allievo, durante le lezioni e ciò lo si evince dall’atteggiamento, dalle domande poste, dal grado di attenzione.
  • Fattori questi, che forniranno al maestro gli elementi necessari per collocare l’allievo al suo grado di esperienza.
In seguito il maestro potrà avvalersi di altri criteri valutativi: come il grado di maturazione e la crescita personale, che sono metri d’altro genere rispetto ai livelli tecnici stabiliti da una scala di gradi. Criteri più sofisticati e sottili che non possono essere fissati in scale di numeri o “gradi di colori”, perché sarebbe come fissare il tempo di una maturazione. Pertanto mi limiterò a definire tali stadi dal punto di vista di un maestro che è a sua volta allievo di un’esperienza più evoluta dell’arte marziale. Denominazione questa che, in occidente, esprime spesso uno stereotipo che si riduce ad un esercizio tecnico basato su forme, gesti e azioni, che trascendono dai valori, i principi e la cultura educativa insita nella parola arte appunto. Con questo intento il Maestro prova ad aprire la mente dello studente affinché la sua percezione vada oltre i limiti dell’oggetto, delle azioni e delle parole. Il Principiante È colui che ha fame di sapere, che è disposto a mettersi in “gioco” con fiducia. Ad esso il maestro rivolge uno sguardo tenero ed attento, aiutandolo e fornendogli utili insegnamenti. Si comporta come un genitore con il figlio piccolo, talvolta lo aiuta, talaltra lo redarguisce o abbandona per saggiarne lo spirito, la volontà. Prove che lo aiuteranno ad evolvere al livello successivo. L’Iniziato È colui che riconoscendosi nell’ambiente, nella pratica e fra le persone a lui famigliari, persegue i sui intenti con determinazione. Il maestro gli rivolge uno sguardo severo, gli tende la mano solo se necessario e insegna in modo adeguato alla sua maturazione. Così come un genitore lascia che i primi passi del figlio siano spontanei, lo affianca quel tanto che serve affinché non si procuri dei danni ed intanto lo osserva senza farsi notare. L’Avanzato È colui che per abilità dà l’esempio. Colui che, riconoscendo il proprio cammino, si confronta per acquisire esperienza. L’ allievo avanzato quindi non è colui che sa ma colui che ricerca i propri limiti per superarli. Il maestro lo guarda sereno, gli tende la mano cercando di comprendere le sue passioni. Ad egli insegna per colmare le abilità mancanti, quasi per rifinire. Così si comporta un genitore al cospetto di un figlio consapevole e saggio. L’Esperto È colui che ha compreso l’arte del discernere, che ha senso critico per amore dell’arte; che è sagace in quanto maturo ma soprattutto dimostra umiltà per i suoi progressi ed ambizione nel colmare le sue lacune. Il maestro gli stringe la mano per apprezzarne gli sforzi ed i successi e con lui, condividendo i valori per l’arte, ama dialogare dell’insegnamento come arte della vita. Il Maestro È colui che si riconosce in ogni livello evolutivo e ne oltrepassa i confini identificativi. È colui che si pone ad esempio ma resta consapevole di essere solo un tramite dell’arte marziale. È disponibile ogni volta l’allievo necessita della sua esperienza. Egli ne apprezza i progressi e sottolinea le mancanze. Resta a sua volta allievo rispetto e rispetto a ciò è al servizio della propria arte di cui incarna l’essenza e lo spirito. IL GIUDIZIO , I  SENSI, LA COSCIENZA Il giudizio è un metodo di valutazione, spesso conclusivo attraverso il quale il punto di vista individuale si consolida diventando talvolta unilaterale, prevaricando sugli altri e sulle loro opinioni. Spesso si trasforma in pre-giudizio, non ci permette di vedere oltre le forme, distolti dai sensi oppure per ignoranza, desiderio o rabbia. I cinque sensi sono metodi di conoscenza talvolta veraci spesso ingannevoli. In particolare il metodo della vista (es.: la prima impressione) al quale spesso ci si affida, lasciando che formi un giudizio incontrovertibile (è vero, l’ho visto). Il metodo dell’udito è connesso strettamente al logos (parola e pensiero). Si manifesta con le domande: “ho bisogno di capire, ho bisogno che mi si spieghi”. Questa necessità di capire prima di provare, affidandosi al linguaggio spesso ostacola la possibilità di comprendere davvero, tramite l’esperienza. Nulla diventa vero e comprensibile se lo impariamo soltanto a parole, tramite il linguaggio. Gli altri sensi sono anch’essi legati alla percezione (comprendo tramite l’odore, il  gusto,  il  tatto). I sensi sono le porte tra la nostra interiorità ed il mondo esterno, i primi gradini verso stati di coscienza ulteriori. Ai sensi ci si affida incondizionatamente solo in assenza di una evoluta comprensione emotiva. I cinque sensi sono, oltre che fonte di errore, causa diretta delle sensazioni. Sono del materiale atto a produrre percezioni ed emozioni.  Solo l’intenzione, l’immaginazione creativa, la meditazione possono condurci per mano nella dimensione spirituale e celeste (i sensi ulteriori, gli otto stati della coscienza nella tradizione buddista).   LA SCELTA DI INTRAPRENDERE UN PERCORSO Sebbene a chiunque sia possibile entrare nel percorso evolutivo delle discipline orientali, ciò non significa che tutti abbiano gli strumenti per affrontarlo e portarlo a compimento. Tutti gli studenti hanno le stesse opportunità, a fronte di predisposizioni e talenti diversi. Ad ogni studente il maestro indica la via da percorrere e lascia che sia lo studente a decidere se seguirla o meno. Lo studio delle discipline marziali cinesi implica anni di impegno e una serietà condivisa sia nell’apprendimento sia nell’insegnamento. Nel percorso lo studente matura con purezza ed integrità la propria determinazione, privilegiando il rapporto maestro/allievo rispetto alla propria persona. Fra i migliori studenti vi sono coloro che prima evolvono come persona e, di in conseguenza, come allievi. Fra i peggiori stanno coloro che ambiscono a divenire maestri ancor prima di comprendere sé stessi. Ciò che rende queste due figure antitetiche é la prevalenza dell’io, dell’ego rispetto alla propria natura (conosci te stesso). Nelle arti marziali cinesi la trasmissione dell’arte é subordinata alla purezza dell’apprendere. L’acqua viene versata nel recipiente pulito affinché se ne possa preservare la purezza. Per tali ragioni le qualifiche di un allievo non sono determinate da un apprendimento formale condizionato da didattiche e colori di cintura.  Si valuta l’allievo piuttosto dallo spirito che lo caratterizza. La trasmissione dell’insegnamento avviene solo in linea diretta e non è un bene che si può acquistare. L’insegnamento si fonda sul “merito”. Il merito scaturisce dalla crescita che ognuno può perseguire ed ottenere. Ogni maestro offre il suo insegnamento ad allievi «fuori porta» come ad allievi «dentro la porta», ovvero interni ed esterni alla propria cultura e/o alla propria disciplina. In ogni caso offrirà ad entrambi gli stessi principi e le medesime virtù (trasmettendo gli insegnamenti propri della tradizione e dei classici) L’allievo che é accettato nella casa del maestro sarà come figlio al cospetto di un padre. A volte l’insegnamento è percepito inizialmente come misterioso ed impenetrabile, la pratica e la fiducia lo renderà via via chiaro e comprensibile. La vita stessa si esprime attraverso la trasposizione di concetti duali come reale ed irreale; vero e falso. La correlazione di vero e falso (o vita e morte) è invece nel pensiero cinese un’interazione dinamica, ad un tempo opposta e complementare. CONSIGLI ED INDICAZIONI DAL MAESTRO ALL’ALLIEVO Non sarai temuto, ma rispettato. Sarai in grado di utilizzare la tua abilità, senza mai abusarne. Non avrai la necessità di dimostrare chi sei perché sarai, visto, stimato o giudicato per ciò al quale hai dato valore. Il tuo valore sarà il risultato del tuo lavoro. Se sarai vero avrai amici e con loro s’instaurerà la fiducia. Per iniziare il percorso delle arti marziali, tre qualità ti verranno richieste: forza nell’animo, spirito puro e coraggio nell’autocritica. Ognuna di esse racchiude in sé una verità più profonda di quella apparente. A tutti sono aperte le porte delle arti marziali ma solo pochi raggiungeranno la comprensione di questi tre principi da cui dipende l’abilità maturata. La forza é un’abilità che si afferma senza bisogno di prevaricare sugli altri. La superficialità risiede nell’ignoranza, mentre la profondità sta nella saggezza. Lo spirito è una virtù che dà senso compiuto ad ogni azione. Senza di esso, ogni atto della vita non può esprimersi con la necessaria energia. Il coraggio, non come sprezzo della paura ma come capacità e determinazione per fronteggiarla. Le arti marziali non addestrano ma educano. Non ti renderanno invincibile, ma capace di rialzarti se sarai a terra dopo un confronto. Non riempiranno la tua mente né gonfieranno il tuo corpo, ma colmeranno il tuo spirito. Non nutriranno il tuo «ego» ma esalteranno la stima che hai di te stesso. Avrai una grande opportunità, quella di divenire un allievo. Sii tenace e dedicati con passione a tutto ciò che fai. Sii curioso ed affamato di sapere. Sii te stesso e dai valore ad ogni tua azione. Sii rispettoso ed umile affinché ogni azione sia semplice e vera. Sii diretto ed onesto e tutti te lo riconosceranno. Sii sincero nell’osservare e sarai in grado di imparare dai tuoi errori scoprendo il maestro che alberga in ognuno di noi. Sii saggio e dona agli altri ciò che sai. Sarai così un allievo, un uomo civile, un essere umano e scoprirai che non vi è differenza fra le arti marziali e la vita. La vita è come un grande mare sul quale ognuno di noi è in grado di galleggiare, taluni imparano a riconoscerne le correnti ed i venti e da quel momento saranno in grado di navigare, altri sono sballottati dagli eventi e potranno smarrirsi. Le discipline marziali come la vita stessa sono una delle correnti presenti nel mare della saggezza. Tutto questo ci invita a navigare per questo mare senza fermarci davanti alle fatiche o agli ostacoli.